È stupefacente la capacità della musica folk di adattarsi alle caratteristiche di chi la esegue senza perdere le proprie: ne abbiamo una riconferma ascoltando questo Cd, realizzato da una formazione il cui nome dice ancor poco ai più, ma è composta anche da maturi ed esperti musicisti, già esponenti di diversi gruppi che hanno animato e animano la scena torinese: due violini (Emmanuele De Poli e Ladislao Todoroff), un organetto (Gianni Ascheri) e una fisarmonica (Giancarlo Zedde). Nella sua interpretazione della tradizione, rivolta soprattutto al mondo della danza e toccando diversi repertori fra i più graditi dal pubblico dei bal-folk (Occitania, Bretagna, Irlanda, Paese Basco) Li brando predilige suoni puliti, armonizzazioni lineari, una significativa scansione ritmica(affidata per altro ai soli bassi degli strumenti a mantice): Il suoni d’insieme li colloca nell’ala più filologica del revival, eppure alcune soluzioni d’arrangiamento utilizzate non sono prive di garbate provocazioni, sempre in ambito totalmente acustico. Privo di voci nella sua formazione tipo, Li brando si avvale dell’intervento vocale di Giuliana Bertolo, Tiziana Todoroff e Roberto Sgarlata in Dona-li de fen e di Tabitha Maggiotto in En calant de Cimietz, brano dalla linea melodica di grande suggestione. Dicevamo all’inizio di questa recensione, della versatilità e della ecletticità che il folk dimostra nel sedurre i più differenti modi di interpretarlo. Pur rimanendo se stesso: solo una musica dotata di forte personalità è in grado di sopportarlo e nel caso di Li brando l’avvicinarsi alla tradizione ha il sapore delle buone cose antiche, stuzzicate dalla prospettiva di una innovazione compatibile con il rispetto e il senso della misura. Una curiosità: il nome è quello con cui si definivano i giovani che in Val Sangone, vicino a Torino, questuavano al martedì grasso.
Folk Bulletin, Anno XIX, n. 228, Enrico Lucchesi.

 

 

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